Archivio della categoria “Attualità”

La situazione nel Sulcis è calda dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme.

Una situazione esplosiva che rischia seriamente di degenerare se il Governo non troverà una soluzione a questa nuova vertenza che appesantisce ancor di più una condizione già grave per un territorio che ormai da tempo vive una crisi profonda e senza ritorno. Soluzione auspicata anche attraverso una gestione temporanea degli impianti con una delle societa’ pubbliche. O perlomeno questo è… LEGGI TUTTO L’ARTICOLO 

 

 

 

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Nei giorni scorsi su Facebook è nato un gruppo chiamato “Consorzio Sulcitani Indipendenti”, che vuole essere un primo luogo di incontro virtuale per i giovani artisti e creativi della Provincia di Carbonia Iglesias, intenzionati a unirsi in un collettivo artistico.

Così recita il testo informativo sul gruppo: “Uniamoci, costruiamo NOI il NOSTRO futuro. Questo gruppo è mirato alla creazione di un Collettivo Artistico nel nostro Territorio, che sinergicamente collabori per creare, produrre, diffondere il nostro LAVORO, LA NOSTRA ARTE, LA NOSTRA VOCE.”

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http://www.sardegnablog.it/files/2011/05/00110-300x239.jpgSi sta svolgendo in queste ore lo scrutinio dei voti delle elezioni amministrative dopo la chiusura dei seggi avvenuta alle ore 15. In Sardegna l’affluenza alle urne è stata decisamente alta, superiore alla media nazionale. Nel Sulcis Iglesiente sono nove i comuni nei quali si è votato: Buggerru, Domusnovas, Gonnesa, Masainas, Musei, Narcao, Perdaxius, San Giovanni Suergiu, Villaperuccio.

Non ci sono naturalmente ancora dati ufficiali se non quelli dell’affluenza alle urne: nella provincia di Carbonia-Iglesias l’affluenza è stata del 75,12%, in aumento rispetto al 2006 quando fu del 73,48%. Tuttavia possiamo seguire in diretta lo scrutinio.

SEGUITE  LO  SCRUTINIO  IN  DIRETTA

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http://www.sardegnablog.it/files/2011/03/00126-300x199.jpgPortovesme srl: scongiurata chiusura

E’ stata scongiurata la chiusura della Portovesme srl, l’azienda della Glencore che produce piombo e zinco i cui vertici avevano minacciato il blocco di 300 milioni di investimenti a causa del taglio degli incentivi statali sulle energie rinnovabili. La buona notizia per i dipendenti e’ arrivata oggi a Roma con l’accordo siglato presso il ministero dello Sviluppo economico. Con il nuovo accordo e’ prevista l’attribuzione di 23 megawatt di energia con l’interconnessione, la pubblicazione in tempi brevi dell’accordo di programma sulla Gazzetta ufficiale mentre il governo ha dato garanzie sul mantenimento degli incentivi verdi. (fonte www.sardegnablog.it)

Carbosulcis: rilancio delle miniere di carbone, la Sotacarbo presenta il progetto al ministero dello Sviluppo

È incominciato ufficialmente il percorso del progetto Sulcis per lo sfruttamento e il rilancio del carbone. La Sotacarbo ha consegnato al mistero dello Sviluppo economico le schede di fattibilità del progetto integrato centrale-miniera-carbone con le tecnologia a zero emissioni: le valutazioni tecniche ed economiche sono adesso in mano al Ministero che potrà inviarle alla Commissione Europea iniziando un confronto che si rivelerà fondamentale per il futuro della carbone Sulcis. In verità nei mesi scorsi c’erano stati già dei contatti tra il Governo italiano e Bruxelles sulla questione carbone, ma il discorso entrerà nel vivo nelle prossime settimane con l’analisi delle schede tecniche preparate dalla Sotacarbo sulla fattibilità economica del progetto. Continua così il percorso del Gruppo di lavoro istituito dal Ministero per occuparsi della preparazione del bando per l’assegnazione della concessione integrata. (fonte UNIONE SARDA)

Carloforte, a giugno nuova edizione del Girotonno

Si svolgera’ dal 2 al 5 giugno, a Carloforte, nell’Isola San Pietro, la nuova edizione del “Girotonno”, la nona quest’anno. Ritorna la “World Tuna Cuisine Competition”, la Sagra del Tonno Rosso. Per 4 giorni i famosi cuochi di Italia, Messico, India e Grecia si cimenteranno a preparare deliziosi piatti col Tonno Rosso, pescato nella tonnara di Carloforte, la più antica del Mediterraneo. Per quattro giorni le piazze e le strade di Carloforte si animano a festa, con giocolieri, bande musicali tradizionali e non. Cucina, feste, incontri, convegni, dibattiti, spettacoli, giochi e musica per celebrare Carloforte e il suo tonno conosciuto in tutto il mondo. Presto tutte le news sul programma del 2011 sul sito internet www.girotonno.org (fonte www.sardegnablog.it)

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http://www.sulcisiglesiente.eu/uplgallery/700_Masainas%20carciofi.jpgTre giorni all’insegna dell’ambiente nel rispetto della natura e della terra. Si chiama ‘Facciamo insieme un orto sinergico’ l’iniziativa promossa dal Centro sperimentazione autosviluppo, con il patrocinio della Provincia di Carbonia Iglesias, da oggi sino a domenica a Masainas. L’iniziativa comincia questa sera, alle 18, nella cooperativa Agrifoglio di San Giovanni Suergiu in via Porto Botte, con un incontro con l’agronomo dell’associazione Biosardinia di Nuoro Maurizio Fadda che terrà una lezione sul significato di orto sinergico e sulle esperienze in corso in Sardegna. L’esperienza proseguirà poi sabato e domenica con le lezioni e la pratica sulla preparazione dei bancali, dell’impianto di irrigazione e messa a dimora delle piante cui seguirà al copertura con la paglia. “L’iniziativa ha un grande obiettivo fondamentale – spiegano i responsabili del Centro sperimentazione autosviluppo – consentire alle persone di riavvicinarsi alla terra, favorire lo sviluppo di nuove abilità e l’apprendimento di tecniche per la produzione del cibo, e infine, condividere idee e capacita per dare vita a relazioni interpersonali positive. La scelta dell’orto sinergico risponde alla necessita di proporre un modello di produzione di cibo locale per il futuro a basso impatto energetico, indipendente dalle energie fossili’. Il progetto lanciato oggi a Masainas fa parte di una serie di attività lanciate dal Csa nel sud occidente della Sardegna. Dal 1999 il centro sperimentazione autosviluppo è impegnato in attività finalizzate alla difesa dell’ambiente all’incremento del commercio solidale. Tra le iniziative portate avanti anche la rete Domus amigas, ossia il turismo responsabile all’insegna della bioedilizia.

(fonte UNIONESARDA)

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18 Dicembre 2009 - 71° anniversario della fondazione di CarboniaCarbonia e il territorio del Sulcis Iglesiente-Guspinese vogliono diventare, nel 2019, la “Capitale Europea della Cultura”. La concorrenza è di quelle toste, saranno candidate città come Venezia, Siena, Torino solo per fare qualche nome. Eppure Carbonia e il nostro territorio vorrebbero entrare a far parte delle candidate, visto che nel 2019 la sede toccherà proprio all’Italia. A proporre l’idea è stata la Commissione consiliare alla Cultura di Carbonia.

La Capitale Europea della Cultura – nel 2010 era Essen, in Germania – è una città scelta dall’Unione Europea che durante il corso di un anno puo’ mettere in mostra la sua vita e il suo sviluppo culturale. Per quell’anno è la città di riferimento per la cultura a livello europeo. Certamente sarebbe una grandissima occasione di rilancio per Carbonia e il nostro territorio, un’opportunita’ per essere “in vetrina” a livello europeo, ma anche per avere un ritorno economico non indifferente. Il Governo dovra’ scegliere entro il 2014, Carbonia ha intenzione di presentare un piano di fattibilità da 50 mila euro da affidare a una commissione di esperti che avrà il compito di pianificare un anno di attività culturali ai massimi livelli ed incentrate sulle specificità di Carbonia e del territorio.

Voi cosa ne pensate? Sarebbe una bella opportunita’ per Carbonia e tutto il nostro territorio? Oppure – dato che siamo la Provincia piu’ povera d’Italia – sarebbe il caso di concentrare forze e risorse su altri obiettivi?

Dateci il vostro parere lasciando il vostro commento qui sul post, oppure votate il sondaggio che abbiamo creato nei nostri profili Facebook (Tutto Sulcis, TuttoSulcis Sardegna).



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Pubblichiamo oggi una lettera scritta da una cittadina di Carloforte che pone all’attenzione di tutti un problema che sta preoccupando seriamente gli abitanti dell’isola di San Pietro.

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In seguito alla fuoriuscita di Fluoro e di altre sostanze non identificate dagli stabilimenti dell’ Alcoa (società leader nella produzione di alluminio primario) di Portovesme – CI -, verificatasi nel mese di agosto e settembre 2009, venne richiesto al Comune di Carloforte, da parte del gruppo “Carlofortini preoccupati” un monitoraggio ambientale.

Il Comune, dietro questa pressione, dispose delle analisi episodiche di acque superficiali e terreni incaricando la società Edam – Soluzioni ambientali s.r.l. di Gallarate. Dalla relazione sui campionamenti effettuati, emergono dati poco rassicuranti. Nei terreni dell’isola di San Pietro si trovano, infatti, metalli pesanti: “si osservano elevate concentrazioni di ferro e alluminio, per i quali la normativa non prevede però limiti”. In alcuni terreni in particolare, sono state riscontrate altissime quantità di alluminio: più di 100 gr per 1 Kg di terreno.

Il fatto sconcertante è che la relazione della Edam omette la presenza di alcuni metalli, ampiamente presenti in numerose località dell’isola:
Stagno (i cui composti organici sono tossici), con valori superiori a 40 volte i limiti di legge (41,0 mg/kg con un valore limite 1 mg/Kg).

Berillio (sostanza tossica e cancerogena), con valori di <2,1 mg/Kg (con un valore limite 2 mg/Kg). Sono molti altri i metalli rilevati nei terreni con concentrazioni molto vicine al limite previsto per legge, come ad esempio tallio (molto tossico, per cui in passato il suo uso in prodotti di largo consumo è stato bandito), antimonio (metallo tossico che ad alte dosi può addirittura provocare la morte nel giro di pochi giorni) e ancora cadmio, mercurio, piombo, zinco e cromo esavalente. Queste sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene, sono certamente in parte di origine antropica e, anche se in alcuni casi non si superano i limiti, la loro presenza meriterebbe ulteriori analisi per poterne determinare l’origine.

Anche la frutta risulta contaminata. Preoccupanti sono i risultati delle analisi compiute nel maggio 2010: sulle nespole analizzate risulta, infatti, un’alta percentuale di piombo (pari allo 0,18 mg/kg con un limite 0,1 mg/kg, quindi quasi il doppio del limite consentito) e cadmio (pari allo 0,04 mg/kg con un limite 0,05 mg/kg). A supporto di questi dati va ricordato che già negli anni ‘90 ben 17 carlofortini su 20 sottoposti ad analisi presentavano quantità di piombo nel sangue.

Sono state analizzate anche le acque superficiali, ed anche in questo caso emergono concentrazioni di: ferro (ben 15 volte oltre i limiti di legge) , manganese (quasi 4 volte i limiti di legge) e selenio (oltre 30 volte i limiti di legge). Altri metalli, di probabile origine antropic,a sono stati rilevati con concentrazioni vicine al limite previsto per legge e sono cadmio e arsenico.
Uno studio scientifico condotto dal Professor Marco Schintu dell’Università di Cagliari, recentemente pubblicato, ha evidenziato come la presenza di metalli pesanti tra i quali Cadmio e Piombo, nelle alghe marine circostanti l’Isola di San Pietro, che potrebbe essere di origine industriale.

Dall’analisi delle acque emerge un altro dato molto preoccupante, anche questo omesso dalla relazione: in un campione di acqua analizzata i fluoruri sono pari a 2,7 mg/l, quando il valore limite di comprovata tossicità è di 1,5 mg/l. Quindi, la presenza di questa sostanza potrebbe attribuirsi all’incidente dell’Alcoa di Portovesme, che ha interessato anche l’isola di San Pietro. Il rischio derivato da questa fuoriuscita di fluoro è quello di arrecare danni irreparabili per l’uomo con gravissime conseguenze in caso di ingerimento, come la fluorosi, che provoca malformazioni dello scheletro e cattiva funzionalità dei denti (tragico esempio sono gli agnelli deformi delle campagne di Paringiannu, afflitti da fluorosi cronica).

Questi dati allarmanti sono stati omessi dalla relazione prodotta dalla società Edam e mascherati con dichiarazioni dell’Assessore alla Sanità del comune di Carloforte Patrizia Congiu che, sia in sede di consiglio comunale del 19/10/2009 che in una dichiarazione rilasciata alla stampa e comparsa su La Nuova Sardegna in data 29/10/2009, sostiene: “ A Carloforte nessun rischio da fluoro dell’area industriale di Portovesme” e ancora “la Salute della popolazione carolina non corre nessun serio pericolo derivato dalla vicinanza del polo industriale, tantomeno per la recente fuoriuscita di fluoro dall’Alcoa”. Affermazioni che vengono smentite in pieno dai dati emersi dalle analisi.

Va inoltre ricordato che a Genova nell’ottobre del 2007 vennero fermati due tir carichi di scorie radioattive diretti in Sardegna per essere smaltiti negli stabilimenti della Portovesme Srl (notizia anche riportata da La Nuova Sardegna del 23/10/2007), e come la stessa società sia oggi indagata per un traffico di rifiuti tossici per il quale sono sotto processo alcuni responsabili dell’azienda.
La situazione risulta fortemente preoccupante, considerati gli effetti negativi e mortali che sostanze di questo tipo possono provocare.
Molti sono i dubbi e le preoccupazioni per il comune di Carloforte e l’isola di San Pietro, che senza alcuna motivazione non rientra nell’“Area ad elevato rischio di crisi ambientale del Sulcis Iglesiente”, sebbene Carloforte sia distante solo 10 km dal polo industriale, che già comprende i comuni di Portoscuso (0 km), Gonnesa (9 km), Carbonia(11 km), San Giovanni Suergiu (13 km) e San’Antioco (15 km). Questa vicinanza è fortemente impattante sul territorio e sulla salute di chi vi abita, come dimostrato dall’aumento di patologie tumorali, cardiovascolari, tiroidee e dell’apparato respiratorio.
Carlofortini preoccupati!

Delia Parodo – per “Carlofortini preoccupati!”

http://www.apneateam.it/images/CArloforte.JPG


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http://www.tuttonotebook.it/wp-content/uploads/2010/07/banda_larga.jpgLa Provincia promuoverà un’intesa fra tutti i Comuni del territorio perché si proceda con la realizzazione della rete di nuova generazione a banda ultralarga (MGM), finalizzata a consentire una velocità di connessione di 100 M Bit in modo coordinato e con caratteristiche omogenee.

Infatti, l’utilizzo delle tecnologie delle informazioni e delle comunicazioni rappresenta, per la comunità, un fondamentale elemento di sviluppo economico e sociale e alcune zone del Sulcis Iglesiente, per conformazioni geografiche e per dimensioni demografiche, risultano ancora prive di alcuni servizi essenziali.

“L’obiettivo – ha spiegato l’assessore provinciale alla Pianificazione territoriale, Guido Vacca – è quello di garantire a tutti i cittadini del territorio una velocità di connessione al passo con i tempi, attraverso la realizzazione di un impianto in correlazione alla posa della rete di distribuzione del metano, che ci può consentire di dotarci di un’infrastruttura con validità per i prossimi trent’anni”.

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http://www.occhioviterbese.it/occhioviterbese/images/stories/foto-persone/corsa_babbo-natale.jpgCarbonia si prepara ad accogliere ben 5000 persone vestite da Babbo Natale per le principali vie della città. Domenica prossima, 19 dicembre, nel capoluogo sulcitano ci sarà un grande evento, che potrebbe portare la cittadina ad entrare nel Guinness dei Primati. Infatti si tenterà di raggiungere e superare il record detenuto da Riccione, che lo ottenne nel dicembre 2009, con 4600 persone vestite da Babbo Natale.

Domenica Carbonia tenterà di battere quel record. Naturalmente possono partecipare tutti e a qualunque fascia d’età, l’importante è essere rigorosamente vestiti da Babbo Natale.
Un giudice del Guinness World Record sarà presente all’evento per valutare la riuscita del tentativo ed assegnare l’eventuale record.
Nel tracciato previsto per le strade del capoluogo saranno disposti dei gazebo/chioschi per rifocillare gli intraprendenti Babbi Natale.

Ci sarà la possibilità di andare sulle reti TV e radio nazionali, sarà così un evento che potrà dare un’immagine più colorata di Carbonia.
Per qualsiasi altra informazione potete visitare la pagina di Carbonia Eventi su Facebook.

Domenica dunque tutti a Carbonia vestiti da Babbo Natale…per entrare nel Guinness dei Primati !!!

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http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:8jE7yT20ojNXfM:http://www.carboniaiglesias.info/img/CI%5B1%5D.gif&t=1Come se non bastasse la crisi che la nostra provincia vive ormai da anni, nei giorni scorsi è arrivata un’altra notizia che non può certo farci piacere. Secondo quanto emerso da una indagine di Unioncamere la provincia di Carbonia-Iglesias è all’ultimo posto per quanto riguarda il Pil per abitante. In pratica, la nostra provincia ha ricchezza prodotta pro capite più bassa di tutta Italia, con soli 14.346 euro per abitante.

La media nazionale è di 25.263 euro per abitante. Le prime dieci province col reddito pro capite più elevato sono Milano, Bolzano, Bologna, Aosta, Roma, Modena, Bergamo, Mantova, Rimini, Forlì-Cesena, con valori che vanno dai 36.530 euro di Milano ai 30.724 di Forlì-Cesena. Nelle ultime dieci posizioni tutte province del Meridione: Brindisi, Foggia, Napoli, Trapani, Vibo Valentia, Enna, Caserta, Crotone, Agrigento e tristemente all’ultimo posto Carbonia-Iglesias appunto.

Notizie non certo positive anche per le altre province sarde: l’Ogliastra è al 96° posto (16.289 euro pro capite), il Medio Campidano al 88° posto (16.915), Oristano all’86° posto (17.490), Sassari al 78° posto (18.461), Nuoro al 75° posto (19.282), Cagliari al 69° posto (22.019). La provincia messa meglio è quella di Olbia-Tempio, al 63° posto con 23.240 euro pro capite, che si colloca anche al primo posto tra le province del Meridione.

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http://www.unionesarda.it/foto/ArticoloSezione/302086.jpgLa situazione della sanità nella nostra Provincia non è certamente mai stata delle migliori. Ospedali in situazioni precarie, lunghe file d’attesa di mesi e mesi per prenotare una semplice visita, tagli nel settore e tanti pazienti scontenti. Con un deficit di ben 22 milioni di euro.

Ultimamente però sembrerebbe che questo stato di cose sia ulteriormente peggiorato.

Le condizioni degli ospedali non sono buone. Anche il programma “Striscia la notizia” ha mostrato recentemente il  pessimo stato in cui si trova l’ospedale “Sirai” di Carbonia. Una situazione che rischia di aggravarsi ancora, ma alla quale gli amministratori del territorio stanno cercando di porre un rimedio.

Segnali forti sono infatti arrivati agli inizi di novembre da parte dei sindaci dei comuni del territorio, i quali hanno bocciato il piano sanitario triennale presentato dalla Asl 7 durante la Conferenza sociosanitaria (quattordici i sindaci presenti in quell’occasione, sette hanno respinto il piano, sei si sono astenuti).

Contro il piano sanitario si era schierato anche il presidente della Provincia, Salvatore Cherchi “Il piano non affronta i problemi di fondo della sanità locale come le lunghe liste di attesa, il ricorso dei pazienti del Sulcis alle prestazioni di altre Asl e propone una razionalizzazione dei servizi basata sui tagli”. Queste le parole di denuncia del presidente dell’amministrazione provinciale.

Come se non bastasse, proprio in occasione della presentazione del piano sanitario, è venuta fuori la decisione della chiusura del reparto Pediatria dell’ospedale “Sirai” di Carbonia entro il prossimo triennio per essere accorpato al reparto dell’ospedale “Santa Barbara” a Iglesias. Una decisione che ha suscitato molte critiche. Nonostante il parere negativo dei sindaci del territorio, il piano sanitario (insieme alla proposta di bilancio 2011) è stato inviato dal commissario straordinario della Asl, Maurizio Calamida, alla Regione per l’approvazione.

A questo punto la decisione spetterà dunque alla Regione che dovrà esprimersi entro il 31 dicembre 2010 sia sul bilancio preventivo (il deficit dovrebbe ridursi a 20,5 milioni di euro) che sul piano e quindi sulle proposte di riorganizzazione dei vari servizi sanitari della Provincia.

Ma gli amministratori del Sulcis Iglesiente non ci stanno e vogliono cercare di evitare che il piano possa essere approvato dalla Regione. Proprio nei giorni scorsi il consigliere regionale e sindaco di Gonnesa, Pietro Cocco, ha presentato un’interpellanza indirizzata al Presidente della Regione Sardegna e all’Assessore alla Sanità con la quale ha sottolineato proprio le criticità della situazione sanitaria del nostro territorio.

“Siamo in presenza di una azione di smantellamento della sanità nel Sulcis-Iglesiente ad opera del Commissario Straordinario della Asl 7 che, noncurante del parere contrario della Conferenza sociosanitaria provinciale, ha adottato una proposta di razionalizzazione dei servizi sanitari che non si riesce a capire se sia frutto di una cosciente irresponsabilità o di un incosciente fantasioso protagonismo. Purtroppo la proposta di razionalizzazione del Commissario ci costringe – ha detto Cocco – ad evidenziarne le assurdità e a mobilitarci affinché vengano scongiurate le nefaste conseguenze di questo provvedimento preso in assoluta e negligente solitudine, senza un confronto sulle carenze del territorio, senza il coinvolgimento delle istituzioni locali anzi incrinando i rapporti con i rappresentanti dei Comuni, della Provincia dei Sindacati e delle Associazioni”.

Cocco si oppone anche all’accorpamento dei reparti e al ridimensionamento generale che si vuole operare nella sanità del territorio: “Una proposta che accorpa o ridimensiona reparti dei Presidi ospedalieri di Iglesias e di Carbonia in assenza di un Piano di riorganizzazione, costringe i pazienti ad una insostenibile mobilità verso altre Asl per esami ed erogazioni, causa una fuga dei medici con alta professionalità verso altri presidi ospedalieri, prospetta la realizzazione di un nuovo ospedale senza la produzione di uno studio di fattibilità, non può che essere rigettata con decisione. Per questo – conclude Cocco – nell’interpellanza chiediamo al Presidente della Regione di adottare quei provvedimenti che superino, senza indugio, l’attuale gestione commissariale straordinaria e riportino a normalità la gestione aziendale della Asl 7 in un corretto rapporto con le istituzioni locali e nell’interesse esclusivo di una efficace riorganizzazione della sanità in quel territorio”.

Dopo questa forte presa di posizione del sindaco di Gonnesa, un’altra azione importante è stata portata avanti dai sindaci che si sono recati nei giorni scorsi presso l’Assessorato regionale della Sanità a Cagliari per chiedere la rimozione immediata del commissario straordinario della Asl di Carbonia, Maurizio Calamida. I sindaci chiedono di essere ascoltati e, soprattutto, che siano ascoltati i problemi della sanità di un territorio che già deve affrontare una forte crisi occupazionale e al quale non possono essere chiesti ulteriori sacrifici anche in un contesto così delicato e importante come quello sanitario.

Nel frattempo chi deve pagare i conti più salati sono naturalmente i cittadini del territorio, costretti a fare i conti con la malasanità e con una situazione che diventa sempre giorno dopo giorno sempre più precaria.

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Ora il suo sogno è vedere i suoi bikini indossati dalle ragazze di tutto il mondo. In attesa che le aziende produttrici avanzino proposte concrete, Francesca De Blasi, 22enne di Carbonia, è già sulla buona strada: è una delle vincitrice del concorso internazionale “The Link”.

http://www.unionesarda.it/foto/ArticoloSezione/308320.jpgFrancesca De Blasi, con i suoi bikini e trikini ispirati, neppure a dirlo, al mare e al sole di Sardegna e alla lavorazione del bisso, il filamento che secerne il mollusco pinna nobilis , ha sbaragliato un centinaio di agguerriti concorrenti provenienti da tutta l’Europa e incontratisi due settimane fa a Cannes per la finale del concorso.

La giuria è rimasta incantata dai suoi costumi da bagno che compongono una collezione intitolata Luxi de mari a mesudì (Luce del mare a mezzogiorno): colori pastello che evocano le sfumature della sabbia sono impreziositi con Swarovski, cinque tipi diversi di cristalli, dalle molteplici tonalità che sembrano goccioline d’acqua luccicanti. Al concorso ha preso parte proponendo due bikini, un trikini (un modello che prevede il collegamento fra gli slip e il reggiseno) e un costume intero. Ora il suo sogno è fondare un marchio tutto suo.

«Sto per finire il corso di laurea al Politecnico – racconta – e anche grazie a questo risultato la moda sarà il mio futuro: magari acquisendo esperienza presso qualche azienda, prima o poi riuscirò a creare un brand tutto mio progettando collezioni dall’idea fino alla realizzazione». La giovane creatrice ha mosso i primi passi quando non aveva neppure tredici anni: «Ho imparato da bambina nella casa dei miei genitori, a Cortoghiana, a cucire i costumi da ballo: forse è in quei momenti che è scattata in me la passione». Per il momento Francesca De Blasi si gode la gloria di una competizione internazionale vinta, i mille euro di premio e i primi contatti con alcune case di moda italiane che sembrerebbero interessate a sviluppare le sue creazioni.

In estate le sue creazioni sfileranno a Firenze nel corso di una manifestazione internazionale ed alcuni giornali russi specializzati in moda si sono fatti avanti per raccontare la sua esperienza e metterla in contatto con case produttrici.

(ANDREA SCANO, fonte Unione Sarda)

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Quando il parco eolico sarà a regime – 39 aerogeneratori da 2,3 megawatt – l’ambiente potrà giovarsi della mancata immissione nell’atmosfera di ben 144 mila tonnellate annue di Co2. A realizzarlo sarà l’Enel Green Power Portoscuso, che ha appena ottenuto dalla Regione Sardegna il via libera all’investimento da 134 milioni di euro che consentirà la realizzazione dell’impianto che a regime sarà in grado di produrre 197 giga watt di energia elettrica. Ad annunciarlo con soddisfazione è l’Assessore all’Industria, Oscar Cherchi: “E’ il primo importante mattone – ha sottolineato – nella ricostruzione dell’economia di una zona fortemente provata dagli effetti delle crisi”.

CAGLIARI – L’Assessorato all’Industria ha completato l’iter autorizzativo a seguito della Conferenza dei Servizi del 9 luglio scorso recependo, unitamente al giudizio positivo di compatibilità ambientale del 27 novembre 2009, i pareri e i nulla osta di tutti gli enti coinvolti. Attraverso un Accordo di Programma sottoscritto con il Comune di Portoscuso, Enel Green Power si è impegnata a corrispondere compensazioni ambientali nell’ambito di un programma di sviluppo delle fonti rinnovabili sul territorio comunale. Tra le varie iniziative è in programma anche la realizzazione di un elemento architettonico denominato “porta del parco”, struttura che avrà l’ obiettivo di valorizzare l’area dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. L’impianto eolico ricade nel Sito di Interesse Nazionale Sulcis Iglesiente Guspinese, per cui è stato necessario ottenere dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, l’autorizzazione all’utilizzo delle aree interessate con le specifiche modalità di intervento sul territorio.   (fonte Sardegna Oggi News)

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Un titolo inflazionato per un monumento finora unico in Sardegna

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Nel cuore dell’Isola di Sant’Antioco è possibile visitare un cromlech, un antichissimo osservatorio astronomico, finora rinvenuto solo in Gran Bretagna, segnale di come l’uomo preistorico sardo osservava attentamente la volta celeste e teneva il computo del tempo.

Che la Sardegna fosse la culla di un’antica civiltà, quella nuragica, è risaputo. Che il territorio pulluli letteralmente di strutture preistoriche lo si può facilmente intuire osservando qualsiasi scorcio o paesaggio di quella che anticamente veniva definita “Argyrofleps nesos”. Nonostante molti sardi “inciampino” uscendo di casa in un monumento, le ricerche archeologiche in Sardegna sono ben lungi dalla piena consapevolezza storica dei processi che hanno caratterizzato l’era moderna. Tali processi, di cui si ha testimonianza fin da epoca remota, hanno regalato e continuano a regalare, agli appassionati della cultura sarda, emozioni e stralci di un passato dove l’ingegno umano cercava di imporsi sulla natura o meglio cercava di misurarla e coglierne i benefici. Nell’Isola di Sant’Antioco, nel sud ovest sardo, dove la presenza umana neolitica può vantare le più antiche frequentazioni, alcuni gruppi umani ebbero delle intuizioni sulla periodicità delle stagioni.

“Su Surcitanu”, l’uomo di cultura San Ciriaco forse legato al “suergiu” – come chiamano il sughero da queste parti – conobbe e sfruttò le risorse naturali presenti sul territorio dell’allora penisola sulcitana.
Già perché attorno al periodo in questione – la facies neolitica di San Ciriaco appunto (4000 – 3200 a.C.) – quando l’uomo locale iniziò a creare capanne con zoccolo litico e tetto con ramatura di ginepro e frasche, poggiate su basamenti rocciosi sistemati sugli altipiani, il territorio dell’arcipelago sulcitano era ancora una penisola della Sardegna, solcato da due fiumi preistorici, il Riu Makkarba e il Riu Santu Milanu. In un’epoca di grandi cambiamenti quali l’edificazione di capanne con copertura a corbellatura e la creazione delle prime Domus de Janas monocellulari, si attesta un gruppo umano che tende verso la sedentarietà e attua una fase importantissima della propria evoluzione: la rivoluzione neolitica.

Attraverso l’esperienza diretta o la diffusione delle tecniche, “Surcitanu”, l’uomo preistorico locale, si trasforma da cacciatore-raccoglitore a agricoltore-allevatore, vive le stagioni, semina, irriga, raccoglie, pascola il bestiame. In questo momento particolare l’uomo sente l’esigenza di contare il tempo, di regolare lo scorrere delle lune e dei soli, anche perché intuisce che dal loro susseguirsi e dall’alternarsi delle stagioni, dipenda la sua vita e il suo sostentamento.
Elementi vitali e istinto di sopravvivenza, questi sono gli stimoli ‘scientifici’ che muovono l’animo umano a creare un osservatorio astronomico o meglio definibile “Cromlech” oppure “henge”, se detto all’inglese. Sopra un basamento conosciuto come Sa Corona ‘e Marrocusu (178 mt. s.l.m), zona centrale dell’Isola, a poche centinaia di metri da un menhir conosciuto come Sa Perd’e s’Omini, viene eretto il circolo o, meglio definibile stonehenge – cerchio di pietre.

Più che di un unico cerchio, si tratta di più anelli concentrici, realizzati con macigni di andesite basaltica e materiale vitrofirico – ecco perché sarebbe meglio definirlo “Cromlech”- orientati secondo punti astronomici precisi. La forma ovale della struttura evidenzia un corridoio che conduce ad un macigno, centrale nell’insieme e probabile punto di osservazione, evidenziante il nord geografico. La funzione osservatoria si sviluppa inoltre verso i quadranti est. In particolare, dal macigno centrale si dipartono a raggiera dei corridoi aperti in corrispondenza rispettivamente delle albe, del solstizio d’estate, degli equinozi di primavera e autunno e del solstizio d’inverno. Il fattore curioso è che resa la planimetria del monumento, questa coincida perfettamente con quella dei megaliti stanti nella piana di Salisbury nell’England meridionale.

La struttura che si conserva ancora integra e semisommersa dalla macchia, è capace ancora di assolvere alla sua funzione primaria ovvero di contare il tempo che scorre. “Surcitanu” – il nostro uomo preistorico – avrà perciò avuto dei riferimenti temporali relativi alla semina ovvero quando l’alba si sarebbe spostata verso sud oppure relativi alla mietitura quando cioè il sole si sposta verso nord.

Con l’osservazione della luna l’uomo preistorico avrebbe tenuto il conto della gestazione degli animali allevati e quindi la riproduzione, senza contare la raccolta di prodotti ottenuti dalla macchia mediterranea, tali che in osservanza delle tradizioni popolari, vedono la raccolta legata alla fase di luna crescente.

Ultima ma non meno importante è la funzione riproduttiva dell’essere umano stesso che adesso, nonostante seimila anni di progresso e tecnologia, sembra non volersi scindere da quelle fasi lunari che l’uomo preistorico avidamente controllava e misurava, forse anche nell’attesa di intuirne le vicende future.

(di Marcello Cabriolu, tratto da http://pierluigimontalbano.blogspot.com)

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Fanghi rossi Portovesme

La recente emergenza ambientale avvenuta a Devecser, in Ungheria, dove la fuoriuscita di 800 mila metri cubi di scarti della lavorazione dell’alluminio dell’azienda pubblica ungherese “Mal” ha provocato un tremendo disastro ambientale, ha fatto riemergere un’urgenza del nostro territorio, quella dei fanghi rossi presenti nel bacino di Portovesme.

In Ungheria il disastro ha causato 8 morti e costretto all’evacuazione migliaia di abitanti della zona; un’area di 40 chilometri quadrati si è trasformata in una gigantesca pozzanghera rossa, riversatasi nelle acque del fiume Danubio. Questa tragedia avvenuta nel cuore dell’Europa ha così riportato d’attualità l’estrema pericolosità del bacino di Portovesme, una vera e propria bomba a orologeria situata in un punto cruciale della costa del Sulcis Iglesiente.

Forse in pochi lo sanno, ma dal 1975 al 2008 sono quasi 20 milioni i metri cubi di fanghi rossi prodotti nell’impianto di Portoscuso e stipati nel bacino di Sa Foxi, circondato da spesse mura alte 30 metri, ma con un’estensione decisamente grande, ben 124 ettari. Inoltre si trova a pochissima distanza dal mare, nemmeno 200 metri. Si tratta di scorie che derivano dalla lavorazione della bauxite finalizzata alla produzione di alluminio, stipate in un bacino di contenimento scavato più di 30 anni fa dall’Eurallumina per contenere questi fanghi (prima di allora venivano senza problemi scaricati direttamente in mare). Probabilmente non ci si rende davvero conto della pericolosità di avere un simile impianto nel territorio. Eppure si parla di un bacino che ha 25 volte le dimensioni degli scarti che hanno provocato la tragedia in Ungheria e che potrebbe causare un disastro ambientale di proporzioni incredibili. Non sarebbe quindi il caso di intervenire?

In questi giorni si sono viste nei mass media molte fotografie prese dall’alto del bacino dei fanghi rossi di Portovesme, alcune di queste immagini lo accostano proprio a quello ungherese. Vi si possono osservare le grandi vasche colme del liquido rosso, inquinante e pericoloso, vicinissime al mare. Ancora probabilmente non è chiara la gravità della situazione. Che succederebbe se questi fanghi rossi dovessero finire in mare? Sarebbe una catastrofe ambientale con conseguenze devastanti per tutto il territorio. Magari si pensa che non possa mai succedere, eppure poco più di un anno fa, nel marzo 2009, vi fu la rottura di una tubatura che collega la sala pompe della centrale elettrica Enel al vicino stabilimento dell’Eurallumina, questa causò una rilevante fuoriuscita di acque di falda, che si riversarono sulla strada che divide i due stabilimenti di Portovesme. Le analisi di quell’acqua hanno rilevato la presenza di sostanze altamente inquinanti oltre i limiti consentiti.

Così nel settembre 2009, quando l’Eurallumina vittima della crisi aveva già cessato la produzione, in seguito alle proteste di un gruppo ambientalista i carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno eseguito il decreto di sequestro del nuovo e del vecchio bacino di stoccaggio dei fanghi rossi (rispettivamente 124 e 50 ettari) e della vicina area in cui è installata la sala pompe della centrale Enel. Il reato contestato è proprio disastro ambientale doloso con inquinamento delle acque di falda, causato proprio dalla presenza del bacino inquinante dell’area di Portovesme.

L’inquinamento a Portovesme c’è. Inutile nasconderlo. Le falde acquifere sono cariche di veleni provenienti dalle fabbriche e si riversano in mare, facendo morire flora e fauna della zona. Della questione se ne sta occupando – forse troppo lentamente – il ministero dell’Ambiente, che ha finanziato nuove indagini geotecniche sul bacino dei fanghi rossi di Portovesme. Si aspettano i risultati di queste ulteriori analisi per vedere fino a che punto il territorio sia compromesso. Qualunque siano i risultati di queste analisi rimane il fatto che il pericolo c’è e che bisognerebbe intervenire e fare qualcosa per limitare i danni. Anche se i fanghi rossi sono rifiuti tossici molto pericolosi e le forme di trattamento per il loro smaltimento sono ancora a livello sperimentale, non ci sono soluzioni definitive. Un problema ulteriore che rende tutta la situazione ancora più delicata e preoccupante. Problema che va ad aggiungersi alla già difficilissima situazione dell’Eurallumina, che ormai da più di un anno ha cessato la produzione e mandato a casa i suoi operai. Questi lavoratori sperano che lo stabilimento possa riaprire, ma i padroni russi dell’impianto mandano segnali che vanno da tutt’altra parte, decisamente negativi per il futuro di questa fabbrica.

Da una parte quindi le richieste di questi lavoratori rimasti senza lavoro. Dall’altra una situazione che dal punto di vista della sicurezza è decisamente imbarazzante. E del resto senza l’autorizzazione ad utilizzare ancora i bacini di stoccaggio dei fanghi rossi la produzione all’Eurallumina di sicuro non potrà riprendere. Come se non bastasse c’è la “minaccia” della costruzione di un terzo bacino per contenere questi fanghi inquinanti, altrimenti i proprietari della Rusal minacciano di andare via definitivamente. Una specie di ricatto a cui la Provincia sta seriamente pensando di cedere. Anche perché c’è anche la corrente di coloro che affermano che non c’è paragone fra i fanghi ungheresi e quelli sardi: quelli di Portovesme sarebbero molto meno inquinanti e proprio l’acqua di mare (che in Ungheria non hanno) sarebbe un’efficace antidoto contro gli effetti nocivi di queste scorie.

Quale sarà la verità? Ancora non ci sono riscontri certi e la situazione appare molto confusa e complicata: da una parte ci sono gli interessi dei lavoratori che sperano che l’Eurallumina possa riprendere la produzione, dall’altra però c’è l’inevitabile pericolo ambientale per tutta la zona. Si spera che il disastro ungherese possa avere almeno aumentato la coscienza della presenza di un rischio concreto anche per il Sulcis Iglesiente.

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