Archivio della categoria “Società”

La situazione nel Sulcis è calda dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme.

Una situazione esplosiva che rischia seriamente di degenerare se il Governo non troverà una soluzione a questa nuova vertenza che appesantisce ancor di più una condizione già grave per un territorio che ormai da tempo vive una crisi profonda e senza ritorno. Soluzione auspicata anche attraverso una gestione temporanea degli impianti con una delle societa’ pubbliche. O perlomeno questo è… LEGGI TUTTO L’ARTICOLO 

 

 

 

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Pubblichiamo oggi una lettera scritta da una cittadina di Carloforte che pone all’attenzione di tutti un problema che sta preoccupando seriamente gli abitanti dell’isola di San Pietro.

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In seguito alla fuoriuscita di Fluoro e di altre sostanze non identificate dagli stabilimenti dell’ Alcoa (società leader nella produzione di alluminio primario) di Portovesme – CI -, verificatasi nel mese di agosto e settembre 2009, venne richiesto al Comune di Carloforte, da parte del gruppo “Carlofortini preoccupati” un monitoraggio ambientale.

Il Comune, dietro questa pressione, dispose delle analisi episodiche di acque superficiali e terreni incaricando la società Edam – Soluzioni ambientali s.r.l. di Gallarate. Dalla relazione sui campionamenti effettuati, emergono dati poco rassicuranti. Nei terreni dell’isola di San Pietro si trovano, infatti, metalli pesanti: “si osservano elevate concentrazioni di ferro e alluminio, per i quali la normativa non prevede però limiti”. In alcuni terreni in particolare, sono state riscontrate altissime quantità di alluminio: più di 100 gr per 1 Kg di terreno.

Il fatto sconcertante è che la relazione della Edam omette la presenza di alcuni metalli, ampiamente presenti in numerose località dell’isola:
Stagno (i cui composti organici sono tossici), con valori superiori a 40 volte i limiti di legge (41,0 mg/kg con un valore limite 1 mg/Kg).

Berillio (sostanza tossica e cancerogena), con valori di <2,1 mg/Kg (con un valore limite 2 mg/Kg). Sono molti altri i metalli rilevati nei terreni con concentrazioni molto vicine al limite previsto per legge, come ad esempio tallio (molto tossico, per cui in passato il suo uso in prodotti di largo consumo è stato bandito), antimonio (metallo tossico che ad alte dosi può addirittura provocare la morte nel giro di pochi giorni) e ancora cadmio, mercurio, piombo, zinco e cromo esavalente. Queste sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene, sono certamente in parte di origine antropica e, anche se in alcuni casi non si superano i limiti, la loro presenza meriterebbe ulteriori analisi per poterne determinare l’origine.

Anche la frutta risulta contaminata. Preoccupanti sono i risultati delle analisi compiute nel maggio 2010: sulle nespole analizzate risulta, infatti, un’alta percentuale di piombo (pari allo 0,18 mg/kg con un limite 0,1 mg/kg, quindi quasi il doppio del limite consentito) e cadmio (pari allo 0,04 mg/kg con un limite 0,05 mg/kg). A supporto di questi dati va ricordato che già negli anni ‘90 ben 17 carlofortini su 20 sottoposti ad analisi presentavano quantità di piombo nel sangue.

Sono state analizzate anche le acque superficiali, ed anche in questo caso emergono concentrazioni di: ferro (ben 15 volte oltre i limiti di legge) , manganese (quasi 4 volte i limiti di legge) e selenio (oltre 30 volte i limiti di legge). Altri metalli, di probabile origine antropic,a sono stati rilevati con concentrazioni vicine al limite previsto per legge e sono cadmio e arsenico.
Uno studio scientifico condotto dal Professor Marco Schintu dell’Università di Cagliari, recentemente pubblicato, ha evidenziato come la presenza di metalli pesanti tra i quali Cadmio e Piombo, nelle alghe marine circostanti l’Isola di San Pietro, che potrebbe essere di origine industriale.

Dall’analisi delle acque emerge un altro dato molto preoccupante, anche questo omesso dalla relazione: in un campione di acqua analizzata i fluoruri sono pari a 2,7 mg/l, quando il valore limite di comprovata tossicità è di 1,5 mg/l. Quindi, la presenza di questa sostanza potrebbe attribuirsi all’incidente dell’Alcoa di Portovesme, che ha interessato anche l’isola di San Pietro. Il rischio derivato da questa fuoriuscita di fluoro è quello di arrecare danni irreparabili per l’uomo con gravissime conseguenze in caso di ingerimento, come la fluorosi, che provoca malformazioni dello scheletro e cattiva funzionalità dei denti (tragico esempio sono gli agnelli deformi delle campagne di Paringiannu, afflitti da fluorosi cronica).

Questi dati allarmanti sono stati omessi dalla relazione prodotta dalla società Edam e mascherati con dichiarazioni dell’Assessore alla Sanità del comune di Carloforte Patrizia Congiu che, sia in sede di consiglio comunale del 19/10/2009 che in una dichiarazione rilasciata alla stampa e comparsa su La Nuova Sardegna in data 29/10/2009, sostiene: “ A Carloforte nessun rischio da fluoro dell’area industriale di Portovesme” e ancora “la Salute della popolazione carolina non corre nessun serio pericolo derivato dalla vicinanza del polo industriale, tantomeno per la recente fuoriuscita di fluoro dall’Alcoa”. Affermazioni che vengono smentite in pieno dai dati emersi dalle analisi.

Va inoltre ricordato che a Genova nell’ottobre del 2007 vennero fermati due tir carichi di scorie radioattive diretti in Sardegna per essere smaltiti negli stabilimenti della Portovesme Srl (notizia anche riportata da La Nuova Sardegna del 23/10/2007), e come la stessa società sia oggi indagata per un traffico di rifiuti tossici per il quale sono sotto processo alcuni responsabili dell’azienda.
La situazione risulta fortemente preoccupante, considerati gli effetti negativi e mortali che sostanze di questo tipo possono provocare.
Molti sono i dubbi e le preoccupazioni per il comune di Carloforte e l’isola di San Pietro, che senza alcuna motivazione non rientra nell’“Area ad elevato rischio di crisi ambientale del Sulcis Iglesiente”, sebbene Carloforte sia distante solo 10 km dal polo industriale, che già comprende i comuni di Portoscuso (0 km), Gonnesa (9 km), Carbonia(11 km), San Giovanni Suergiu (13 km) e San’Antioco (15 km). Questa vicinanza è fortemente impattante sul territorio e sulla salute di chi vi abita, come dimostrato dall’aumento di patologie tumorali, cardiovascolari, tiroidee e dell’apparato respiratorio.
Carlofortini preoccupati!

Delia Parodo – per “Carlofortini preoccupati!”

http://www.apneateam.it/images/CArloforte.JPG


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http://www.giancarlocarta.it/archivio_immagini/attualita_grande/cappellacci_276.jpgIl presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, si è classificato ultimo tra i governatori di tutte le regioni italiane. Il dato proviene dai risultati del sondaggio annuale Governance-Poll realizzato da Ipr Marketing per il quotidiano nazionale “Il Sole 24 Ore”.

Che il governatore della Sardegna non fosse molto amato lo si intuiva ormai da tempo, ma ora ci sono anche dei dati ufficiali che lo confermano.

Ma anche gli altri amministratori sardi non se la passano troppo bene. E i dati del sondaggio evidenziano come quasi tutti i politici che governano gli enti locali sardi non godono certo di grande apprezzamento.

Tra i presidenti di Provincia, infatti, quelli isolani sono quasi tutti in fondo alla classifica del principale quotidiano economico italiano. Del resto l’astensionismo-record delle ultime elezioni di primavera aveva già dato qualche avvisaglia sulla poca stima dei sardi verso chi li amministra. Unica notevole eccezione il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, quinto in Italia e primo tra gli amministratori pubblici isolani.

In Italia è il leghista Luca Zaia, governatore del Veneto, in testa della classifica di apprezzamento, seguito da Enrico Rossi (governatore della Toscana) e Giuseppe Scopelitti (Calabria). Tra i sindaci più amati ci sono il fiorentino Matteo Renzi (al primo posto), Sergio Chiamparino (sindaco di Torino), Vincenzo De Luca (Salerno) e Flavio Tosi (Verona).

In fondo alla classifica dei presidenti di regione, come detto, c’è tristemente Ugo Cappellacci, che si ferma appena al 47% di consenso, insieme ai presidenti delle regioni Molise e Abruzzo. Sono quasi 5 i punti percentuali di consenso persi dalle elezioni dal presidente della regione. Ma andiamo a vedere gli altri risultati che riguardano la Sardegna.

Per quanto riguarda le Province un buon piazzamento l’ha ottenuto Massimiliano De Seneen, presidente della provincia di Oristano, che si piazza al 15° posto in Italia su un totale di 108 province, col 59% di consensi. Dietro di lui Fulvio Tocco (presidente della provincia del Medio Campidano) al 44° posto col 55%, seguito da Fedele Sanciu al 69° posto (53%, Olbia Tempio) e Graziano Milia all’82° posto (52%, Cagliari), che precede di un punto percentuale Alessandra Giudici (Sassari), Bruno Pilia (Ogliastra) e Roberto Deriu (Nuoro), tutti all’87° posto col 51%. Chiude col 50% di consensi il presidente della nostra provincia di Carbonia Iglesias, Salvatore Cherchi, che si piazza in fondo alla classifica al 96° posto.

Per qual che riguarda la classifica dei sindaci delle città capoluogo di provincia, in Sardegna come detto bene il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, quinto in Italia col 64% di consensi. Dietro il sindaco sassarese, si è piazzato col 56,5% il sindaco di Nuoro, Alessandro Bianchi; seguito da Gianni Giovannelli (sindaco di Olbia) col 55%  e da Angela Nonnis (sindaco di Oristano) col 48%. Al 47,5% di consensi il sindaco di Cagliari Emilio Floris, sul fondo della classifica al 97° posto.

Per quanto riguarda Carbonia, non sono stati ottenuti risultati sul sindaco in quanto il comune sulcitano è al momento retto dal vicesindaco, dopo l’elezione alla presidenza della provincia di Salvatore Cherchi.

In generale, ma c’era da aspettarselo, uno studio che conferma il poco apprezzamento dei sardi, con qualche eccezione, nei confronti di chi li amministra. Si spera che una lettura dei dati pubblicati dal Sole 24 ore possa portare ad un esame di coscienza generale per coloro che governano la Sardegna e le province, affinché cambino marcia e inizino a lavorare sul serio. L’Isola ha bisogno di persone che si impegnino per portare fuori la Regione da questa profonda crisi sociale ed economica che dura da troppo tempo.

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Qualcuno la chiama il “colosseo” dell’archeologia mineraria sarda. La laveria Lamarmora, a Nebida (Iglesias), con i suoi archi e le colonne che si affacciano sul mare, effettivamente ha tutta l’aria di un monumento antichissimo. Costruita alla fine dell’800, a strapiombo sul mare, l’ex laveria è il simbolo dell’epoca d’oro dell’estrazione mineraria. Nei giorni scorsi, una parete del deposito, che si trova a pochi metri dal mare, è crollata

NEBIDA. Un’onda anomala sostenuta dallo scirocco e la parete ovest della laveria Lamarmora di Nebida ha ceduto di schianto. La struttura mineraria risale al 1897.

L’imponente complesso minerario, costruito dalla Società Anonima di Nebida e ora riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, si sta sbriciolando sotto i colpi delle tremende bordate delle onde del Golfo del Leone e dietro l’incuria che la Regione sta riservando ai siti minerari dismessi. Ieri mattina un cercatore di funghi ha dato l’allarme quando ha notato che una delle sei arcate del magazzino era stata spazzata via dai marosi.

FOTO Le immagini del disastro a Nebida

Un crollo annunciato, perché dal 1989, dopo l’intervento di consolidamento affrontato con la consulenza della soprintendenza ai Beni archeologici di Cagliari ed Oristano, su quei muri macchiati di benda, cerusite e pirite, non è passata più la mano dell’uomo a opporsi ai danni del tempo. Così, giorno dopo giorno le crepe sui muri diventano sempre più ampie, cedono i solai, scompaiono corrose dalla ruggine le tramogge in ferro dei silos e continuano a inclinarsi i fumaioli dei forni di arrostimento dei minerali.

Gli edifici stanno crollando. Una settimana fa – lo attestano numerose fotografie – la struttura era ancora in grado di reggere alle intemperie, ma ieri mattina, quel crollo nella parte bassa ha lanciato l’ennesimo segnale di allarme alle istituzioni. Potrebbe bastare una raffica di vento per completare l’opera devastatrice.

I segni del tempo e l’incuria dell’uomo, agendo in contemporanea, stanno minando la resistenza di quei muri costruiti dai minatori alla fine dell’Ottocento. La laveria Lamarmora si sta sfaldando per lo stesso degrado che ha portato al crollo della ciminiera di Fontanamare. A Nebida però le ciminiere sono gemelle, poste in simmetria sopra i forni di cottura delle calamine e delle blende. Crolla tutto e dovunque. Anche all’interno del complesso a strapiombo sulla costa i cedimenti dei solai stanno contribuendo a indebolire la resistenza dei muri portanti e degli archi con vista a mare.

I cumuli di mattoni, di pietre e la ghiaia provenienti dalle discariche minerarie sovrastanti stanno prendendo il posto dei lastroni di trachite dei pavimenti che ornano la laveria. L’ultimo minatore che ha operato in quell’impianto sul mare ha timbrato il cartellino negli anni Trenta del secolo scorso e da allora l’intero complesso è stato consegnato ai vandali e a svariate intemperie.

Con il passare degli anni sono evidenti i segni del mancato interesse del uomo e delle istituzioni. Davanti al magazzino dei minerali era presente un porticciolo adatto all’attracco delle bilancelle, quelle barche a vela che i galanzieri (gli operai che caricavano la galena che allora si chiamava «galanza») caricavano di minerali da trasportare a Carloforte dove esisteva una struttura per il provvisorio immagazzinamento delle blende e della cerusite. Ora sono visibili solo le tracce: di un porto bomboniera rimangono le fondamenta.

«Qui – spiega Giampiero Pinna, presidente dell’associazione Pozzo Sella – erano previsti interventi di restauro per 1,5 milioni, ma non sappiamo che fine abbiamo fatto quelle risorse. Questo complesso è il Colosseo delle miniere e lo stiamo perdendo. Se non vogliamo assistere alla distruzione totale del nostro patrimonio, occorre che la Regione intervenga subito e con competenza».

(di Erminio Ariu – fonte LA NUOVA SARDEGNA)


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Nel Paese africano sono nati un ospedale e una mensa grazie ai volontari del sacerdote di Iglesias padre Ignazio Poddighe. E il ministro Alie Kamara è arrivato personalmente a Cagliari per ringraziare la Sardegna.

301385IGLESIAS Sotto, terreno bucato come groviera, una vocazione mineraria palpitante. Sopra, in superficie, una povertà da brividi. Sorpresa: non si parla né di Sulcis né di Iglesiente. Che c’entrano, per carità. Ma come provincia benefattrice, a cui rivolgere tutte le albe del mondo un’imponente serie di preghiere di ringraziamento. La Sierra Leone nel mappamondo è un po’ più giù: Africa, non troppo distante dall’Equatore, versante Atlantico, confini con Guinea e Liberia, protettorato britannico per secoli. «Il secondo paese più povero del mondo, per intenderci». Chissà cosa pensano, quei 200 bambini che fanno colazione ogni mattina, di questo lontano posto delle favole che risponde al nome di Siliqua da cui sono piovuti soldi, persone e affetto. O dell’amena Bacu Abis, della deliziosa San Giovanni Suergiu. O dell’esotica Cagliari, per mirare proprio in alto. Aver salva la vita, non morire di malaria o di fame, vuol dire benedire Campidano e dintorni. Altro che Sulcis della disoccupazione e della grande fuga: terra promessa che raccoglie in tre anni il tanto per costruire ospedale, mensa, case e quel che verrà dopo. Tanto da costringere il ministro del Nord a prendere l’aereo per ringraziare di persona tutti, dal ministro Franco Frattini a Roma a Tore Cherchi a Carbonia. «We pray for Sardinia, for Italy», dice Alie Kamara.

IL TRUCCO DELL’INVITO Il tono è quello del venga-a-prendere-un-caffè-da-noi. Padre Ignazio Poddighe ha sperimentato la tecnica da qualche anno. Gli chiedono conto dell’Africa nera, di quei bambini miracolosamente salvati: come possiamo renderci utili? «Offrono soldi, oggetti. Io dico: venite voi a portarli». È stato così che questo sacerdote di 45 anni, iglesiente, in tre inverni ha visto passare un centinaio di persone. Venute, appunto, «a dare una mano». Giovani e vecchi, disoccupati e professionisti. «Ho scoperto che è vero che le cose si fanno con le promesse dei ricchi e i soldi dei poveri». Anche se, nel suo caso, il proverbio non è esattamente affidabile. Perché tanti notabili che non hanno piacere di essere nominati hanno fatto partire dalla Sardegna, dentro container, una sala operatoria completa di tutto e un carico di medicinali più prezioso dell’oro.

CURATO DI CAMPAGNA La sua storia di sacerdote era iniziata in un modo, se si può dire, ordinario. Studi alla facoltà teologica di Cagliari, poi segretario dell’allora vescovo Arrigo Miglio, cappellano del carcere, con Tarcisio Pillola amministratore parrocchiale a Bacu Abis. Trascorre oltre un lustro nella frazione che fu mineraria. A Giovanni Paolo Zedda, nuovo capo della diocesi, prospetta un percorso alternativo: passare qualche tempo in una missione per seguire un istinto che si era fatto vocazione. Permesso accordato. «Ero già stato in alcune diocesi africane. Conoscevo il Burundi, nel periodo in cui ero lì erano stati uccisi diversi sacerdoti cattolici. Avevo trascorso del tempo in Kenya, lì la situazione era migliore». Non è uomo da stereotipi: «Gli africani hanno una mentalità diversa dalla nostra, non è mai troppo tardi per capirlo. Non soffrono a vedere che qualcuno fa una vita migliore della loro, anzi godono a poter in qualche modo partecipare». Alla fine sceglie la Sierra Leone, Paese in testa a un sacco di classifiche mondiali: mortalità infantile, reddito pro capite, malaria. Eppure, dopo la guerra civile, faticosamente democratico, si affanna a spiegare il ministro. Ci sono più partiti, più religioni che non sono l’una contro l’altra armate, libera stampa e diritto di critiche al governo. Poi en passant si ricorda la tragedia dei bambini soldato, la scia di sangue del traffico di diamanti.

PERCHÉ L’AFRICA Glielo chiedono tutti. Una parrocchia di frontiera nel Sulcis più rock , un esercito di anime che spesso si scontra con l’esigenza di mettere insieme pane e companatico. Che bisogno c’era di partire per la giungla? Padre Ignazio sorride: «È questione di priorità, di numeri. Qui ci sono 100 preti per 150 mila abitanti, a Makeni 25 per due milioni. Qui capita di rado, per fortuna, che un bambino di 2 anni ti muoia in braccio per la fame. Che un ragazzino di 15 crepi perché non ha una pastiglia contro la malaria. Quattrocento piccoli su mille muoiono prima dei 5 anni». Per questo, quando ha messo piede nella Sierra Leone, aveva già le idee chiare. «Ho pensato alla formula scelta dai Padri Missionari nella missione del Burundi, diventata lo schema organizzativo nel Paese». Niente di trascendentale: autogestione. Nessun contributo a perdere passando per il Governo locale ma borsellino in mano e presenza in loco. «Un nostro volontario, al ritorno in Sardegna, ha scritto all’Unicef: perché non ho visto segni della vostra presenza eccetto le toilette chimiche? Risposta: caro signore, noi collaboriamo con i Governi».

L’ACQUISTO Il primo passo è stato l’acquisto di quattro ettari di terra (giungla) per cinquemila euro. Quattrini personali che padre Ignazio aveva messo da parte. «Si poteva legittimamente spendere un decimo ma ho preferito che tutti i piccoli proprietari di quelle terre fossero contenti». A quel punto è arrivato il primo squadrone di fedeli sulcitani, quelli preoccupati che il loro sacerdote fosse finito chissàdove. «C’erano tanti infermieri e abbiamo monitorato perché morivano tante persone. Sciocchezze, soprattutto gastroenteriti». A quel punto la voce aveva iniziato a girare, una sorta di contagio virale di disponibilità e volontariato. Sono arrivati i primi medici. Poi il ristoratore di successo che ha chiuso la baracca per mesi inseguendo l’esperienza di una vita. Poi il farmacista di Carbonia che ha messo a disposizione esperienza e magazzino. E quattrini, naturalmente, moto ondoso di donazioni in aumento costante. «Per costruire ospedale, mensa e case, abbiamo scelto Lokomasama, un paesino nel nulla sul quale gravitano però 350 villaggi». Si è deciso che tutto sarebbe stato intestato alla diocesi locale. Poi è cominciata la trattativa. «Ho fatto ai capivillaggio un discorso chiaro: noi mettiamo soldi e tempo per costruire un ambulatorio che salvi i tuoi figli, tu devi mettere gratis la manodopera».

LOVE BRIDGES L’associazione di volontariato è nata praticamente da sé. Una risposta naturale, spontanea. Composizione: ottanta per cento dal sud della Sardegna, più viandanti di ogni ordine e grado che lungo strada si sono invaghiti del progetto. «Per dire, Linda Mitchell, una giornalista della Bbc, ha mollato tutto per aiutarci nel progetto». L’imprevedibile non previsto. Compresa la genialata di costruire un libro bellissimo (“Opotho, uomo bianco”, www.associazionelovebridges.org , www.opotho.it ). Una sorta di diario di bordo in cui ciascuno ha raccontato la sua storia, con le fotografie belle e spiazzanti di Alessandro Pintus e Alessandro Peralta (volontari) e la grafica di Luca Melis (manco a dirlo, volontario). Un’azienda benemerita si è accollata i costi di stampa mentre Padre Ignazio ha girato come una trottola per presentare il volume, un prodigio di austerità e sguardi asciutti. Strappacuore. Morale: cinquantamila euro tondi tondi da buttare dentro l’ospedale. «Per dire, ventimila solo da Bergamo».

UN FARO NEL VUOTO Oggi l’ospedale, 1500 metri quadri, è completo. Pronto soccorso, strumentazione chirurgica d’avanguardia nella sala ospedaliera, lettini, sterilizzatori che sembra poco ma sono macchine salvavita, 30 posti letto, grande farmacia, un laboratorio. «Le analisi del sangue sono inverosimili, usano vetrini sporchi. A Lokomasama, con i nostri macchinari elettronici, non accade più». Sono finite anche le due case costruite per ospitare i volontari. «I primi due anni non sapevamo mai dove andare a dormire, una notte dai comboniani, un’altra dai salesiani. Adesso chi va lì sa che troverà un letto, un bagno e una cucina». Un’altra falange di appassionati è in partenza: c’è chi va in aspettativa non retribuita, chi un lavoro non ce l’ha e sceglie di impiegare gratis i suoi talenti altrove.

IL RIENTRO A ottobre per padre Ignazio suona la campanella di fine corsa, si rientra a casa: «Anche se io in Sierra Leone tornerò sempre e l’esperienza non morirà più». Dovrebbe essere un ordine di suore infermiere che arriva dalla Polonia a prendere in carico ospedale e mensa dei bambini, un cagliaritano e un sulcitano hanno già dato la disponibilità a restare lì in pianta stabile. «A chi teme che non sia una soluzione definitiva, rispondo sempre: per due anni, se anche finisse, questi bambini avranno fatto colazione, pranzo e cena». E scusate se è poco. Il Governo lo ha ricambiato nominandolo Paramount chief onorario, una supercarica territoriale che lo mette praticamente alla pari del presidente della Repubblica. L’ultimo nominato, per capirsi, è stato Tony Blair. Una star che, agli occhi dei sierraleonesi, cede il passo solo a una celebrità assoluta: Mohammed Kallon, 31 anni, da Freetown (capitale dello Stato). Oggi attaccante della Nazionale e di una squadra cinese, dodici anni fa nel Cagliari. Quando Massimo Cellino ha invitato ministro e seguito alla stadio Sant’Elia, c’era un emozione da tagliare a fette. Padre Ignazio è grande. Ma l’erbetta su cui ha corso Kallon non ha rivali.

(di LORENZO PAOLINI paolini@unionesarda.it, UNIONESARDA.IT)

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La Primavera è in arrivo e con lei anche il risveglio dei nostri sensi assopiti!
Quale occasione migliore per risvegliare il Gusto se non partecipare ai Master of Food della Birra e del Formaggio?
In collaborazione con la Condotta Slow Food del Sulcis-Iglesiente, il Birrificio Rubiu di Sant’Antioco ospiterà due corsi di approfondimento e degustazione tenuti da docenti qualificati che ci accompagneranno a conoscere la storia, i luoghi di produzione, le tecniche d’assaggio, gli abbinamenti bevande / cibo più appropriati.
Per partecipare ai Master of Food in programma è necessario essere soci Slow Food.
Le iscrizioni sono aperte ma c’è tempo solo sino al 10 Febbraio!
Per partecipare contattate lo 07811964107 oppure l’indirizzo mail info@rubiubirra.it

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GIOVEDI’ 3 DICEMBRE
INCONTRO DIBATTITO "Problemi alcol correlati e promozione della salute" L’incontro, rivolto alla intera Comunità, rientra nei programmi dettati dalla metodologia ideata da Vladimir Hudolin. (Scuola Alcologica Territoriale di 3° Modulo a cura dei Club degli Alcolisti in Trattamento). ore 17 – Luogo: Salone Velio Spano (via della Vittoria, scuola media n°3, Carbonia)
HAPPY HOURS Anche questo giovedi presso La Rosa Nera, dalle 19 alle 23 è Happy hour. Selezioni musicali funk ,hip-hop & reggae con Cicittu & dj PioZ. ore 19 – Luogo: LA ROSA NERA (Sant’Antioco)
GARA DI KARAOKE Iscrizione gratuita e premi per i primi classificati, per iscriversi mandare una mail a avrillina83@hotmail.it ore 21.30 – Luogo: Bowling Pub Stella d’Oriente (Iglesias)
VENERDI’ 4 DICEMBRE
PRESENTAZIONE Claudio Moica e Giovanni Fiabane presenteranno la silloge poetica "Orme sparse di poesia", Ed. Albatros il Filo, in presenza dell’autore Francesco Artuso. La serata sarà impreziosita da un’esposizione di fotografie artistiche di Roberto Agostinelli. Lettura di poesie scelte a cura di Federico Contu ed atmfosfere sonore di Alessandro Spissu. ore 21 – Luogo: Disco Bar (via Costituente, Carbonia)
SU SONU DE SU RAGGAE – AFRABIKA & R.T.P. finalmente insieme in una serata da non perdere. ore 23 – Pub LA ROSA NERA (Viale Trento, Sant’Antioco)
SABATO 5 DICEMBRE
LA CONTESSA SATURDAY NIGHT Si Rinnova l’appuntamento al Centro Commerciale LA CONTESSA. Dj start: at 22.00 Simo One Dj con la sua Longe Music – at 23.30 Dj Mimmo con la Commercial fino ad arrivare ai vecchi grandi successi. Per info e prenotazione divanetti: Alessio 3289607313, Matteo 3475897976. ore 22 – Luogo: Centro commerciale LA CONTESSA (Sant’Antioco)
BEER PARTY – 1 BIRRA 1 € Oltre alla fantastica offerta della birra il tutto sarà accompagnato da DJ Set: Matteo DeMartis (Hip-Hop – Reggae), Mauro Tarozzi (House – Commercial). ore 22.30 – Luogo: New Bistrot (via De Amicis 3, Iglesias)
PREDISCO A L’OFFICINA questa settimana DJ set a cura di DJ LOWOOD. ore 23 – Luogo: L’OFFICINA Lounge bar (via Satta 29, Carbonia)
DOMENICA 6 DICEMBRE
SERATA CON NINO NONNIS Chi vorrà potrà trascorrere una piacevole serata in compagnia dell’autore. ore 18 – Luogo:Pitosforo Art Music Bar (Parco Villasulcis, via Napoli, Carbonia)
Venerdì 4, Sabato 5, Domenica 6 e Martedì 8 DICEMBRE
La visita al Museo del Carbone, comprensiva della visita guidata della galleria sotterranea, sarà possibile con le seguenti modalità:
- tutti i visitatori potranno usufruire dell’ingresso con biglietto ridotto
(€ 4.00)
- ai residenti della città di Carbonia verrà riservata una ulteriore riduzione (€ 2.00)
APPUNTAMENTI
Venerdì 4 Dicembre
ore 16.00 – processione in onore di S.Barbara, con partenza dalla Chiesa di S.Ponziano e arrivo presso la Grande Miniera di Serbariu alle ore 17.00
ore 17.00 – concelebrazione della S. Messa in onore della Santa presso i locali della miniera. La celebrazione sarà presieduta da Don Giampaolo Cincotti, parroco della Parrocchia di Gesù Divino Operaio.
Domenica 6 Dicembre
ore 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00 Momenti Creativi con la ceramica di Antonello Tuveri, un’occasione per vedere e sperimentare le tecniche di decorazione della ceramica (presso la lampisteria del Museo del Carbone, ingresso gratuito) 
 
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