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La situazione nel Sulcis è calda dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme.

Una situazione esplosiva che rischia seriamente di degenerare se il Governo non troverà una soluzione a questa nuova vertenza che appesantisce ancor di più una condizione già grave per un territorio che ormai da tempo vive una crisi profonda e senza ritorno. Soluzione auspicata anche attraverso una gestione temporanea degli impianti con una delle societa’ pubbliche. O perlomeno questo è… LEGGI TUTTO L’ARTICOLO 

 

 

 

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Pubblichiamo oggi una lettera scritta da una cittadina di Carloforte che pone all’attenzione di tutti un problema che sta preoccupando seriamente gli abitanti dell’isola di San Pietro.

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In seguito alla fuoriuscita di Fluoro e di altre sostanze non identificate dagli stabilimenti dell’ Alcoa (società leader nella produzione di alluminio primario) di Portovesme – CI -, verificatasi nel mese di agosto e settembre 2009, venne richiesto al Comune di Carloforte, da parte del gruppo “Carlofortini preoccupati” un monitoraggio ambientale.

Il Comune, dietro questa pressione, dispose delle analisi episodiche di acque superficiali e terreni incaricando la società Edam – Soluzioni ambientali s.r.l. di Gallarate. Dalla relazione sui campionamenti effettuati, emergono dati poco rassicuranti. Nei terreni dell’isola di San Pietro si trovano, infatti, metalli pesanti: “si osservano elevate concentrazioni di ferro e alluminio, per i quali la normativa non prevede però limiti”. In alcuni terreni in particolare, sono state riscontrate altissime quantità di alluminio: più di 100 gr per 1 Kg di terreno.

Il fatto sconcertante è che la relazione della Edam omette la presenza di alcuni metalli, ampiamente presenti in numerose località dell’isola:
Stagno (i cui composti organici sono tossici), con valori superiori a 40 volte i limiti di legge (41,0 mg/kg con un valore limite 1 mg/Kg).

Berillio (sostanza tossica e cancerogena), con valori di <2,1 mg/Kg (con un valore limite 2 mg/Kg). Sono molti altri i metalli rilevati nei terreni con concentrazioni molto vicine al limite previsto per legge, come ad esempio tallio (molto tossico, per cui in passato il suo uso in prodotti di largo consumo è stato bandito), antimonio (metallo tossico che ad alte dosi può addirittura provocare la morte nel giro di pochi giorni) e ancora cadmio, mercurio, piombo, zinco e cromo esavalente. Queste sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene, sono certamente in parte di origine antropica e, anche se in alcuni casi non si superano i limiti, la loro presenza meriterebbe ulteriori analisi per poterne determinare l’origine.

Anche la frutta risulta contaminata. Preoccupanti sono i risultati delle analisi compiute nel maggio 2010: sulle nespole analizzate risulta, infatti, un’alta percentuale di piombo (pari allo 0,18 mg/kg con un limite 0,1 mg/kg, quindi quasi il doppio del limite consentito) e cadmio (pari allo 0,04 mg/kg con un limite 0,05 mg/kg). A supporto di questi dati va ricordato che già negli anni ‘90 ben 17 carlofortini su 20 sottoposti ad analisi presentavano quantità di piombo nel sangue.

Sono state analizzate anche le acque superficiali, ed anche in questo caso emergono concentrazioni di: ferro (ben 15 volte oltre i limiti di legge) , manganese (quasi 4 volte i limiti di legge) e selenio (oltre 30 volte i limiti di legge). Altri metalli, di probabile origine antropic,a sono stati rilevati con concentrazioni vicine al limite previsto per legge e sono cadmio e arsenico.
Uno studio scientifico condotto dal Professor Marco Schintu dell’Università di Cagliari, recentemente pubblicato, ha evidenziato come la presenza di metalli pesanti tra i quali Cadmio e Piombo, nelle alghe marine circostanti l’Isola di San Pietro, che potrebbe essere di origine industriale.

Dall’analisi delle acque emerge un altro dato molto preoccupante, anche questo omesso dalla relazione: in un campione di acqua analizzata i fluoruri sono pari a 2,7 mg/l, quando il valore limite di comprovata tossicità è di 1,5 mg/l. Quindi, la presenza di questa sostanza potrebbe attribuirsi all’incidente dell’Alcoa di Portovesme, che ha interessato anche l’isola di San Pietro. Il rischio derivato da questa fuoriuscita di fluoro è quello di arrecare danni irreparabili per l’uomo con gravissime conseguenze in caso di ingerimento, come la fluorosi, che provoca malformazioni dello scheletro e cattiva funzionalità dei denti (tragico esempio sono gli agnelli deformi delle campagne di Paringiannu, afflitti da fluorosi cronica).

Questi dati allarmanti sono stati omessi dalla relazione prodotta dalla società Edam e mascherati con dichiarazioni dell’Assessore alla Sanità del comune di Carloforte Patrizia Congiu che, sia in sede di consiglio comunale del 19/10/2009 che in una dichiarazione rilasciata alla stampa e comparsa su La Nuova Sardegna in data 29/10/2009, sostiene: “ A Carloforte nessun rischio da fluoro dell’area industriale di Portovesme” e ancora “la Salute della popolazione carolina non corre nessun serio pericolo derivato dalla vicinanza del polo industriale, tantomeno per la recente fuoriuscita di fluoro dall’Alcoa”. Affermazioni che vengono smentite in pieno dai dati emersi dalle analisi.

Va inoltre ricordato che a Genova nell’ottobre del 2007 vennero fermati due tir carichi di scorie radioattive diretti in Sardegna per essere smaltiti negli stabilimenti della Portovesme Srl (notizia anche riportata da La Nuova Sardegna del 23/10/2007), e come la stessa società sia oggi indagata per un traffico di rifiuti tossici per il quale sono sotto processo alcuni responsabili dell’azienda.
La situazione risulta fortemente preoccupante, considerati gli effetti negativi e mortali che sostanze di questo tipo possono provocare.
Molti sono i dubbi e le preoccupazioni per il comune di Carloforte e l’isola di San Pietro, che senza alcuna motivazione non rientra nell’“Area ad elevato rischio di crisi ambientale del Sulcis Iglesiente”, sebbene Carloforte sia distante solo 10 km dal polo industriale, che già comprende i comuni di Portoscuso (0 km), Gonnesa (9 km), Carbonia(11 km), San Giovanni Suergiu (13 km) e San’Antioco (15 km). Questa vicinanza è fortemente impattante sul territorio e sulla salute di chi vi abita, come dimostrato dall’aumento di patologie tumorali, cardiovascolari, tiroidee e dell’apparato respiratorio.
Carlofortini preoccupati!

Delia Parodo – per “Carlofortini preoccupati!”

http://www.apneateam.it/images/CArloforte.JPG


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http://www.giancarlocarta.it/archivio_immagini/attualita_grande/cappellacci_276.jpgIl presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, si è classificato ultimo tra i governatori di tutte le regioni italiane. Il dato proviene dai risultati del sondaggio annuale Governance-Poll realizzato da Ipr Marketing per il quotidiano nazionale “Il Sole 24 Ore”.

Che il governatore della Sardegna non fosse molto amato lo si intuiva ormai da tempo, ma ora ci sono anche dei dati ufficiali che lo confermano.

Ma anche gli altri amministratori sardi non se la passano troppo bene. E i dati del sondaggio evidenziano come quasi tutti i politici che governano gli enti locali sardi non godono certo di grande apprezzamento.

Tra i presidenti di Provincia, infatti, quelli isolani sono quasi tutti in fondo alla classifica del principale quotidiano economico italiano. Del resto l’astensionismo-record delle ultime elezioni di primavera aveva già dato qualche avvisaglia sulla poca stima dei sardi verso chi li amministra. Unica notevole eccezione il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, quinto in Italia e primo tra gli amministratori pubblici isolani.

In Italia è il leghista Luca Zaia, governatore del Veneto, in testa della classifica di apprezzamento, seguito da Enrico Rossi (governatore della Toscana) e Giuseppe Scopelitti (Calabria). Tra i sindaci più amati ci sono il fiorentino Matteo Renzi (al primo posto), Sergio Chiamparino (sindaco di Torino), Vincenzo De Luca (Salerno) e Flavio Tosi (Verona).

In fondo alla classifica dei presidenti di regione, come detto, c’è tristemente Ugo Cappellacci, che si ferma appena al 47% di consenso, insieme ai presidenti delle regioni Molise e Abruzzo. Sono quasi 5 i punti percentuali di consenso persi dalle elezioni dal presidente della regione. Ma andiamo a vedere gli altri risultati che riguardano la Sardegna.

Per quanto riguarda le Province un buon piazzamento l’ha ottenuto Massimiliano De Seneen, presidente della provincia di Oristano, che si piazza al 15° posto in Italia su un totale di 108 province, col 59% di consensi. Dietro di lui Fulvio Tocco (presidente della provincia del Medio Campidano) al 44° posto col 55%, seguito da Fedele Sanciu al 69° posto (53%, Olbia Tempio) e Graziano Milia all’82° posto (52%, Cagliari), che precede di un punto percentuale Alessandra Giudici (Sassari), Bruno Pilia (Ogliastra) e Roberto Deriu (Nuoro), tutti all’87° posto col 51%. Chiude col 50% di consensi il presidente della nostra provincia di Carbonia Iglesias, Salvatore Cherchi, che si piazza in fondo alla classifica al 96° posto.

Per qual che riguarda la classifica dei sindaci delle città capoluogo di provincia, in Sardegna come detto bene il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, quinto in Italia col 64% di consensi. Dietro il sindaco sassarese, si è piazzato col 56,5% il sindaco di Nuoro, Alessandro Bianchi; seguito da Gianni Giovannelli (sindaco di Olbia) col 55%  e da Angela Nonnis (sindaco di Oristano) col 48%. Al 47,5% di consensi il sindaco di Cagliari Emilio Floris, sul fondo della classifica al 97° posto.

Per quanto riguarda Carbonia, non sono stati ottenuti risultati sul sindaco in quanto il comune sulcitano è al momento retto dal vicesindaco, dopo l’elezione alla presidenza della provincia di Salvatore Cherchi.

In generale, ma c’era da aspettarselo, uno studio che conferma il poco apprezzamento dei sardi, con qualche eccezione, nei confronti di chi li amministra. Si spera che una lettura dei dati pubblicati dal Sole 24 ore possa portare ad un esame di coscienza generale per coloro che governano la Sardegna e le province, affinché cambino marcia e inizino a lavorare sul serio. L’Isola ha bisogno di persone che si impegnino per portare fuori la Regione da questa profonda crisi sociale ed economica che dura da troppo tempo.

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